Intersezioni

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Una settimana di passione

Nelle farfalle, la durata dell’accoppiamento varia nelle diverse specie e va da un minimo di 10 minuti ad un massimo di una settimana, come osservato nella farfalla cedronella (Gonepteryx rhamni). Per il maschio è vantaggioso tenere impegnata la femmina il più a lungo possibile, per minimizzare il rischio che venga fecondata anche da altri maschi.
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Uropigio all'aceto

Gli uropigi sono dei predatori notturni, per lo più tropicali, che nell'aspetto ricordano vagamente uno scorpione (entrambi appartengono alla classe degli Aracnidi). La particolarità di questi animali è la loro singolare arma di difesa. Se vengono infastiditi spruzzano, con estrema precisione, un liquido molto irritante. Si tratta di una sostanza costituita da un concentrato di acido acetico, il composto chimico che conferisce all'aceto il suo caratteristico odore aspro e sapore pungente.
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Le false uova della Passiflora

Prima di deporre le proprie uova sulle foglie, le femmine di molte specie di farfalla verificano che la pianta scelta non abbia già altre uova su di essa. In questo modo cercano di prevenire il sovraffollamento di bruchi e il rischio che le foglie finiscano prima che i bruchi si siano sviluppati. Alcune specie di Passiflora sviluppano piccole macchie gialle sulle foglie che imitano uova di farfalla. Ciò inganna le femmine di farfalle Heliconius che, convinte che si tratti di vere uova, evitano di deporre le proprie, risparmiando così la pianta.
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Orchidee che incitano alla rissa

Esistono piante che attirano gli impollinatori con l’inganno e, per raggirare le loro vittime, utilizzano svariati stratagemmi. Le orchidee del genere Oncidium delle foreste tropicali americane, ad esempio, possiedono fiori riuniti in grappoli che, quando vengono mossi dalla brezza, ricordano uno sciame d’api in movimento. Lo scopo è innervosire le vere api residenti che, a causa della loro indole territoriale, aggrediscono i fiori, uscendone ricoperti di polline.
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Il bluff del corno di rinoceronte

Il corno di rinoceronte, fortemente ambito in alcuni paesi asiatici dove viene utilizzato nella medicina tradizionale, altro non è che......un ammasso di peli. La falsa credenza che possa servire per curare svariate malattie, come l'impotenza e il cancro, ha portato questo possente animale sull'orlo dell'estinzione. Dall'analisi chimica emerge che il corno è costituito da calcio, melanina ma, soprattutto, cheratina, che non è altro che la proteina di cui sono fatti i peli e le unghie. Quindi, ingerire corno di rinoceronte è più o meno come mangiarsi le unghie o un ciuffo di capelli.