Etologia

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Il mistero delle strisce

Il mantello delle zebre da sempre ha lasciato perplessi gli scienziati, Darwin compreso. Se osserviamo una zebra non vediamo che un bizzarro cavallo a strisce bianche e nere e non riusciamo ad immaginare a cosa possano servire. Sono state formulate diverse teorie per spiegare come mai si sia evoluta questa particolare colorazione, ma nessuna ipotesi si è rivelata del tutto soddisfacente. Una delle teorie più accreditate è che le strisce servono a tenere lontani parassiti come tafani e mosche tse-tse, anche se non è ancora del tutto chiaro il perché gli insetti evitano le strisce bianche e nere.
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Mio fratello, il selvaggio

Qualche giorno fa, mentre chiacchieravo con mia sorella, lei mi ha fatto una domanda: “Ma il gatto selvatico, esiste?”. A pensarci bene non credo che la consapevolezza della realtà di questo animale sia così diffusa. Molte volte penso che possa sovrapporsi all’immagine di un gatto “randagio” o “ferino”. Eppure questo enigmatico animale è reale, anche se ben pochi possono dire di averlo visto.
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Gufo che ti passa

Di notte il bosco si popola di vita, un fermento che a noi umani, specie diurna, pare inaspettato. Un’escursione notturna intorno a Bordano per conoscere (forse incontrare) gli animali che vivono di notte. Al rientro, una pastasciutta notturna, per confrontarsi a proposito dei rumori e le ombre cui siamo passati accanto.
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Il finto pene della iena

In natura alcuni maschi fingono di essere femmine per eludere le aggressioni da parte di altri maschi territoriali, per accedere più facilmente a fonti di cibo e a femmine con cui accoppiarsi. Nelle iene avviene l'esatto contrario: è la femmina che imita il maschio, non solo nel comportamento territoriale ed aggressivo, ma anche nella conformazione dei genitali esterni. Le femmine sono infatti dotate di un clitoride talmente dilatato e in grado di avere erezioni, da risultare praticamente indistinguibile dal pene del maschio. La funzione di tale pseudo-pene è ancora poco chiara, esistono diverse teorie ma nessuna è ancora in grado di spiegare in maniera definitiva il significato di tale mascolinizzazione.
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Uropigio all'aceto

Gli uropigi sono dei predatori notturni, per lo più tropicali, che nell'aspetto ricordano vagamente uno scorpione (entrambi appartengono alla classe degli Aracnidi). La particolarità di questi animali è la loro singolare arma di difesa. Se vengono infastiditi spruzzano, con estrema precisione, un liquido molto irritante. Si tratta di una sostanza costituita da un concentrato di acido acetico, il composto chimico che conferisce all'aceto il suo caratteristico odore aspro e sapore pungente.