Piccolo prontuario di non-soccorso

autore Manuela Rossi
data 14 Aprile 2017
discipline Biologia / Etologia / Zoologia

Se, come me, soffrite di un irrefrenabile istinto che vi porta a voler soccorrere ogni singolo animale che sembra in difficoltà, vorrei darvi dei piccoli consigli, che io stessa avrei voluto ricevere qualche decina di anni fa e che mi avrebbero permesso di scongiurare svariati piccoli drammi domestici.

Quanti di voi, di fronte a un piccolo uccellino a terra o a dei leprottini soli e infreddoliti, non è posseduto dal forte desiderio di prenderli e portarli al sicuro? Il nostro primo pensiero è che siano stati abbandonati o che abbiano perso i genitori e vogliamo sostituirci in questo ruolo, senza immaginare nemmeno lontanamente che il nostro intervento sia, con grande probabilità, una condanna a morte per i malcapitati.

Nel mio caso, ho una forte tentazione di imputare la colpa di questo mio imprinting da crocerossina/carnefice del mondo animale al sig. Morandi Gianni. Tra i vinili che risuonavano in casa quando ero bambina, uno, per mia colpa, portava un solco da usura su una singola canzone. La traccia in questione era “Sei forte papà”.

Per chi di voi non avesse mai sentito questo toccante brano, riporto solo l'incipit: “Gli animali non hanno ombrello e non portano mai il cappello, piove tanto e si sono bagnati, sono già tutti raffreddati, che si fa? Chi li aiuterà? …”. Da qui parte la commovente storia di un padre sottomesso, costretto a soccorrere animali bisognosi (o meglio, presunti tali) sotto l'incalzante pressione dei figli.

Tutto nasce dal fatto che per alcune specie animali, a differenza della nostra, nella corsa evolutiva è risultato un comportamento vincente lasciare i piccoli da soli per la gran parte del tempo e unirsi a loro solo l'attimo necessario alla nutrizione. Questo è il caso di molti mammiferi, come il capriolo, il cervo o la lepre. Gli adulti, essendo potenzialmente delle prede, evitano di attirare l'attenzione dei predatori verso il piccolo, più indifeso. Quindi, se incontriamo tra l'erba o nel sottobosco dei cerbiatti o dei leprotti che stanno immobili, ricordiamo che si trovano lì perché il loro istinto dice loro di stare fermi e attendere la mamma che tornerà al momento del pranzo. Non dobbiamo assolutamente interferire in alcun modo con loro (toccarli, spostarli, portargli cibo) perché il nostro odore insospettirebbe la madre, al ritorno, e proprio in quel caso potrebbe davvero decidere di abbandonarli.

Per quanto invece riguarda il mondo degli uccelli bisogna fare una distinzione, prima di decidere se intervenire o meno. Tra le varie fasi di crescita di molti uccelli ne esiste che prevede una “sosta” a terra: il piccolo, già ricoperto di piume (merli e altri passeriformi) o di un folto piumino (rapaci notturni) ma non ancora autonomo nel volo, è lasciato dai genitori a terra o su un ramo, lontano dal nido, mentre loro si occupano di reperire il cibo. Anche in questo caso non è assolutamente stato abbandonato e non va mai raccolto o spostato, a meno che non sia in una condizione di pericolo (nelle vicinanze c'è un felino domestico o si trovano sul ciglio di una strada) nel quel caso possiamo limitarci a spostarlo in un luogo più sicuro a poca distanza (cioè sempre entro i 50 metri); sarà lui stesso a segnalare la sua posizione ai genitori, pigolando.

Diverso invece il caso se ci trovassimo di fonte a un pulcino senza o con poche piume e con gli occhi ancora chiusi. Prima di tutto, dobbiamo individuare il nido dal quale potrebbe effettivamente essere caduto, nei paraggi, e cercare di ricollocarlo all'interno. Nel caso non fosse possibile, dobbiamo essere consci che le possibilità di salvezza del piccolo sono in realtà pochissime.

Un caso particolare sono poi i piccoli di rondone. Questi uccelli passano la loro vita in volo e i genitori non riescono ad alimentare un piccolo caduto perché non possono posarsi a terra. In questo caso dovremmo intervenire e raccogliere l'animale anche se ha un piumaggio completo.

Infine, per quanto riguarda gli adulti, l'intervento di “salvataggio” di un qualsiasi animale è possibile solo nei caso in cui ci si trovi di fronte a esemplari feriti o in evidente cattivo stato di salute. In linea generale è importante sapere che per alcuni di essi lo stress da cattura potrebbe essere fatale più del trauma per il quale li stiamo soccorrendo.

Una situazione ancora diversa è quella che riguarda gli incidenti stradali nei quali sono coinvolti animali. È bene ricordare una cosa che forse non tutti sanno: esiste sempre l'obbligo di soccorso, nel caso in cui si investa un animale d'affezione, da reddito o protetto (tutta la fauna omeoterma, cioè a sangue caldo). Attenzione perché il mancato soccorso è un reato amministrativo che vale sia per chi ha provocato l'incidente, sia per chi trova lungo la strada un animale ferito pur non essendo l'autore dell'incidente stesso (comma 9-bis dell’art. 189 del Codice della Strada).

Come comportarci quindi se dovessimo intervenire in questo caso? Come prima cosa è bene valutare la pericolosità della situazione: gli animali possono essere imprevedibili e reagire anche in maniera aggressiva, nonostante tutte le nostre buone intenzioni. Non mettiamoci mai in condizioni di pericolo, specialmente con animali di grossa taglia, e nel caso di un ritrovamento contattiamo le forze dell'ordine. Se invece la situazione viene valutata innocua per noi, in prima battuta possiamo collocare l'animale in una scatola di cartone forata, per il trasporto (nel caso di animali scavatori, meglio qualcosa di più resistente) e contattare un CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) convenzionato entro 24 ore dal ritrovamento (ricordiamo che per la legge italiana è vietato detenere fauna selvatica e questo comportamento è penalmente rilevante). La cura dell'animaletto sarà perciò lasciata a chi è più esperto di noi e ha mezzi per una cura ottimale. Questo potrà inoltre evitare traumi ai vostri figli, che non dovranno assistere alla probabile morte dell'animale a causa le vostre cure o semplicemente durante la sua degenza in casa vostra.

Nel link di seguito trovate i riferimenti per la nostra regione e per tutt'Italia http://www.recuperoselvatici.it/elenco.htm

 

P.S. Al sig. Morandi Gianni e agli altri papà dal cuore tenero, vorrei ricordare che gli animali non hanno ombrello né cappello perché sono perfettamente adattati tanto al sole quanto alla pioggia; si prega quindi di resistere alle fortissime pressioni dei figli e non prelevare nessun animale in natura durante un temporale!