I giorni della civetta

autore Manuela Rossi
data 3 Marzo 2017

Qualche tempo fa stavo rincasando verso sera, in quel preciso momento della giornata, subito dopo il tramonto, in cui tutte le cose (alberi, case, montagne...) perdono il loro aspetto tridimensionale e si trasformano in profili neri su uno sfondo azzurro intenso. Proprio in quel momento, alle mie spalle, ho intuito una forma che da un palo dell'alta tensione scendeva quasi fino a terra per poi spostarsi lateralmente e risalire sul comignolo di una casa vicina. Ho alzato lo sguardo e ho subito capito chi era quella misteriosa presenza: una civetta.

La civetta è una specie piuttosto frequente in contesti agricoli anche molto antropizzati, si è abituata in qualche modo a convivere con la presenza dell'uomo utilizzando vecchi manufatti come nido o riparo, ma persistono criticità in questa convivenza primo tra tutti il traffico veicolare, ma anche gli avvelenamenti e l'impatti con cavi e vetri.

In questo periodo dell'anno è piuttosto facile sentirla in canto alla sera. Ogni volta che mi capita di ascoltare il suo caratteristico miagolio non posso fare a meno di uscire e cercare tra i tetti vicini la sua sagoma tondeggiante. So che per molti questo canto suscita sensazioni sgradevoli legate a oscuri presagi e di questo mi dispiaccio parecchio poiché queste dicerie in realtà si fondano su spiegazioni molto pratiche. Tutto e nato secoli fa quando, in assenza di luci elettriche, le notti nei piccoli villaggi erano particolarmente buie. Le uniche infelici occasioni in cui le persone rimanevano alzate durante la notte erano le veglie al capezzale di persone morenti. In queste circostanze le luci dei lumi accesi filtravano dalle finestre attirando numerose falene e queste a loro volta attirava le civette richiamate da un possibile banchetto. In queste occasioni capitava che alcune emettessero dei versi e da qui deriva la diceria che il canto della civetta sia presago di morte.

Nella letteratura e nella tradizione sono effettivamente figure ambivalenti. In alcuni casi sono simbolo di saggezza e di fortuna. Altre volte sono associate alla sfortuna o legate a figure negative come le streghe (in tal senso anche la tassonomia non gioca a loro favore, fanno parte del gruppo degli strigiformi, ovvero "a forma di strega").

L'11 marzo sarà la “Notte della Civetta”, un evento biennale in cui in tutta Europa associazioni di ornitologi e specialisti organizzano serate divulgative per far conoscere la biologia di civette e altri rapaci notturni. Un'occasione per sfatare falsi miti e apprezzare l'affascinante adattamento alla vita notturna di questi animali. Se non avrete occasione di partecipare a qualche serata a tema potrete pur sempre uscire in campagna per due passi al crepuscolo per sentirne il canto (certi di essere al riparo da qualsiasi sventura).